Suzuki Volkswagen ricorso all’arbitrato

di Luca Riso Commenta

La telenovela inizia nel 2009. Volkswagen e Suzuki si sposano, si scambiano l’anello: io giapponese do a te il 20% delle mie azioni; e io tedesco do a te l’1,5% delle mie. Terminata la luna di miele, i due coniugi litigano.

La telenovela inizia nel 2009. Volkswagen e Suzuki si sposano, si scambiano l’anello: io giapponese do a te il 20% delle mie azioni; e io tedesco do a te l’1,5% delle mie. Terminata la luna di miele, i due coniugi litigano. il motivo? Suzuki fa un accordo per acquistare motori diesel dalla Fiat: secondo VW, questo vìola gli accordi. Per Suzuki, non c’è nessuna infrazione. Piuttosto sono loro, i nipponici, a essere danneggiati non poter utilizzare i diesel della Volkswagen per le loro vetture.

Suzuki ora punta dritto dritto al divorzio, perché teme che un giorno la Casa giapponese diventi uno dei tanti marchi del colosso tedesco. Ma VW si guarda bene dal dare l’ok alla separazione: è il maggiore azionista singolo di Suzuki, anche se non la controlla. Con gli asiatici, hanno una prepotente entrata nel mercato indiano, fra l’altro.

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A questo punto, poche ore fa, Suzuki avanza un’azione legale a un tribunale internazionale per le controversie commerciali, con sede a Londra (l’ICC, International Court of Arbitration): i nipponici vogliono imporre Volkswagen a cedere la quota del 20%. O se ne disfa o le ridà a Suzuki o la vende a qualcun altro.

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E sapete qual è la reazione di VW? Dicono di non essere per nulla preoccupati. Probabilmente, i coniugi continueranno a lanciarsi i piatti in cucina, ma un arbitrato internazionale difficilmente avrà come sbocco il divorzio imposto da un giudice. E poi Volkswagen dovrebbe vendere le azioni di Suzuki a un prezzo magari inferiore rispetto a quello di acquisto: eventualità poco credibile.

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