La Volkwagen messa a dura prova dal dieselgate

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La Volkwagen ha truccato i dati sulle emissioni e adesso che tutto il trucco è stato svelato, si temono delle ripercussioni sul marchio tedesco. Andando a pescare le diverse interpretazioni che della notizia sono state date, ecco come potrebbe ricostruire il dieselgate. 

Alessandro Merli sul Sole 24 Ore scrive:

“[…] il danno più grave è stato inferto alla reputazione di competenza e affidabilità della Volskwagen, soprattutto se l’inchiesta dovesse allargarsi, come sembra inevitabile, alla Germania e all’Europa. […]. Manda un segnale inquietante che Vw […] era pronta a imboccare scorciatoie illegali e pericolose. Ai danni non solo dei suoi clienti, ma della salute generale […]. Il confronto più calzante è con gli scandali della finanza […] dove le ripercussioni per la salute pubblica (intesa meno letteralmente, come stabilità finanziaria) sono state meno ovvie, ma altrettanto pericolose. […] A differenza degli scandali finanziari, però, sarà più difficile scaricare le colpe su singoli individui […] anche per una cultura di management che a Volkswagen […] è altamente centralizzata. Anche per questo la posizione di Winterkorn potrebbe essere difficilmente sostenibile. Soprattutto perché si intreccia con l’oscura faida con l’ex presidente Ferdinand Piech. […]”

Mentre Francesca Sforza su La Stampa si concentra sulla reputazione del marchio

“Neanche una settimana fa l’ad di Volkswagen Martin Winterkorn aveva annunciato la sua strategia d’autunno con lo slogan «Inventare qualcosa di nuovo». Dopo l’ammissione di frode sui test antinquinamento nel mercato Usa, bisogna registrare che il «nuovo» ha fatto irruzione nel modo più inaspettato e meno auspicato dai membri del board. […] la condanna dell’opinione pubblica è stata già scritta, ed è inappellabile: Volkswagen è colpevole. […] L’indignazione si è concentrata piuttosto sulla natura e il funzionamento del meccanismo incriminato […]. L’errore si sarebbe forse potuto perdonare, ma non il «Zweitemodus», la doppia modalità, per di più nascosta: «In quel momento – scrive Spiegel – il trucco si è trasformato in frode», trascinando con sé il pilastro della fiducia e della credibilità tra azienda e consumatore. […]”

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