Stellantis sta esplorando una soluzione innovativa e fuori dagli schemi per aumentare l’autonomia delle auto elettriche, puntando sull’utilizzo di una microturbina a gas con funzione di range extender. Secondo quanto emerge da una serie di brevetti depositati dal gruppo automobilistico, l’idea di fondo consiste nell’impiegare questa turbina esclusivamente come generatore di energia elettrica, eliminando del tutto qualsiasi collegamento meccanico diretto con le ruote del veicolo.

Occhio a Stellantis che migliora l’autonomia delle auto elettriche
Il principio di funzionamento ricorda quello delle vetture elettriche dotate di estensore di autonomia: la trazione della vettura continua a essere affidata interamente al motore elettrico, mentre un’unità termica alimentata a carburante produce corrente elettrica ogni volta che se ne manifesta la necessità lungo il percorso. La vera particolarità risiede nella scelta di sostituire il classico motore a pistoni con una microturbina di dimensioni compatte.
Questa configurazione offre un vantaggio fondamentale: non essendo vincolata meccanicamente alla trasmissione e alle ruote, la turbina non è costretta a seguire continuamente le repentine richieste dell’acceleratore impartite dal guidatore. Durante le fasi di forte accelerazione o nei transitori più gravosi, sarebbe infatti la batteria a fornire istantaneamente la potenza necessaria al motore elettrico.
Di conseguenza, la microturbina avrebbe la possibilità di lavorare a un regime molto più stabile e costante, operando costantemente vicino alle condizioni ideali in cui riesce a esprimere la sua massima efficienza energetica. La documentazione ufficiale evidenzia la presenza di soluzioni tecnologiche particolarmente avanzate e articolate.
Tra queste spicca la configurazione siglata IRReGT, acronimo che definisce un sistema complesso basato su due distinte fasi di compressione, un intercooler per raffreddare l’aria tra i compressori, doppi alberi, doppie turbine e due camere di combustione. Un pilastro centrale del progetto è costituito dall’ingegnoso recupero dell’energia termica. In quest’ultimo caso anziché disperdere nell’ambiente il calore prodotto dal sistema, i brevetti descrivono la possibilità di recuperarlo da zone critiche come i gas di scarico, l’intercooler, le macchine elettriche e i cuscinetti.
Questa energia termica recuperata viene successivamente reindirizzata per alimentare un circuito supplementare, contribuendo attivamente alla produzione di elettricità e incrementando notevolmente il rendimento complessivo dell’intero impianto. I brevetti depositati non prendono in considerazione soltanto la benzina, ma valutano l’impiego di differenti idrocarburi, biocarburanti, etanolo e metanolo, dimostrando che il progetto viene studiato con un ampio margine di adattabilità. Per l’automobilista, i benefici teorici sarebbero notevoli.
Ci potrebbe essere la possibilità di guidare un veicolo a trazione elettrica godendo di un’autonomia molto più estesa, potendo persino valutare l’adozione di un pacco batterie più leggero e compatto rispetto a quelli richiesti dalle attuali auto elettriche pure. Prima di vedere questa tecnologia installata sotto il cofano di futuri modelli a marchio Jeep, Peugeot, Fiat o Alfa Romeo, è tuttavia fondamentale mantenere un approccio prudente.
Un brevetto rappresenta un’attività di ricerca e sviluppo, ma non costituisce una conferma ufficiale dell’avvio della produzione di serie, e al momento non esiste alcuna indicazione temporale riguardante un eventuale debutto commerciale sul mercato. Si tratta di un’idea che può o meno trasformarsi in realtà.