Metti in vendita la tua auto e il primo che chiama ti fa sempre le stesse due domande: quanti chilometri ha e chi l’ha seguita.
Alla prima risponde il contachilometri, che per chi compra vale quanto la tua parola.
Alla seconda risponde una cartellina di fatture che quasi nessuno tiene in ordine, e in trattativa quella cartellina sposta il prezzo.

Il compratore non compra la tua parola: le fonti che può controllare da solo
Chi guarda la tua vettura ha in mano tre riscontri che non passano da te. Il primo è la banca dati delle revisioni del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti: sul Portale dell’Automobilista il servizio «Verifica revisioni effettuate» chiede targa e tipo di veicolo e restituisce data dell’ultima revisione, esito del controllo e chilometraggio rilevato in quell’occasione. Il secondo sono le fatture degli interventi, utili però solo quando riportano data, targa e i chilometri letti quel giorno. Il terzo è lo storico dei pagamenti del bollo, che copre la catena del possesso e si ferma lì.
Questo storico digitale ha un limite di calendario preciso: i chilometri entrano nel sistema solo per le revisioni effettuate dal 1° giugno 2018, quindi su una vettura immatricolata prima di quella data i primi anni restano scoperti. Anche la cadenza dei controlli lascia buchi ampi. La prima revisione cade entro quattro anni dall’immatricolazione e le successive ogni due, come stabilisce l’articolo 80 del Codice della Strada, il che ti lascia un punto di rilevazione ogni ventiquattro mesi.
Il chilometraggio finisce su quel certificato per scelta europea: al momento della verifica la lettura del contachilometri va trascritta insieme all’esito, e i dati del controllo precedente restano a disposizione degli ispettori proprio per intercettare le frodi, come prevede la direttiva 2014/45/UE sui controlli tecnici periodici. In Italia quelle regole valgono dal 20 maggio 2018, recepite con il decreto ministeriale 214 del 19 maggio 2017, dodici giorni prima della data da cui le letture entrano in banca dati. Chi compra la prima auto se lo sente ripetere ovunque, partire dalla storia del mezzo e dai registri di manutenzione prima ancora del test drive. Quel consiglio oggi ha dietro strumenti pubblici e gratuiti.
La fattura che pesa in trattativa porta data, targa e chilometri
Prendi l’ultima fattura dell’officina e leggila come la leggerebbe un estraneo. Senza la data, la targa e i chilometri segnati quel giorno, quel foglio prova soltanto che hai speso dei soldi. I ventiquattro mesi fra una revisione e l’altra restano scoperti in banca dati, e a riempirli sono soltanto le fatture, una per volta, a patto che portino i tre dati che le rendono riconducibili al tuo esemplare.
Quel documento va chiesto, perché da solo non arriva. Dall’officina puoi uscire con una ricevuta che dice quanto hai speso, oppure con una fattura che dice su quale vettura, a quanti chilometri e con quali ricambi. La seconda è quella che ti serve fra due anni, ed è la carta che ti resta dopo un tagliando Norauto ad esempio: il compratore attento te la chiederà quando avrà finito di girare intorno alla carrozzeria. Sarà lui a incrociarla con quello che il Portale dell’Automobilista gli restituisce per targa, e se i due numeri raccontano la stessa progressione la trattativa cambia tono.
Sulla quotazione dell’usato il listino si ferma prima della trattativa
Dopo un anno il valore residuo di un’auto sta mediamente al 75 per cento del prezzo originale e dopo cinque o sei anni scende al 25-30 per cento. È la curva di deprezzamento, la stessa che spiega perché il mercato dell’occasione premia chi sa cercare. Dentro quella curva la documentazione ti sposta sopra o sotto la media.
I listini di riferimento del mercato italiano dell’usato, quelli elaborati da Eurotax, partono da un valore base per modello e anno di immatricolazione, poi applicano i loro parametri, lasciando fuori le condizioni specifiche del singolo esemplare. Quello spazio vuoto è il terreno della trattativa, ed è lì che lo storico documentato entra nella quotazione. Una vettura con tagliandi regolari e documentati tiene il valore residuo più a lungo, e le riparazioni improvvisate senza carte accelerano la svalutazione.
Il chilometraggio tira nella stessa direzione. È uno dei criteri principali con cui un acquirente valuta le condizioni tecniche di un veicolo, e la sua lettura incide in modo significativo sul valore di mercato, secondo la risoluzione del Parlamento europeo del 31 maggio 2018 sulla manipolazione del contachilometri. Tradotto in aritmetica di trattativa, il tuo valore di realizzo dipende da due voci che puoi documentare entrambe e da una terza, la carrozzeria, che il compratore giudica da solo.
Chilometraggio manomesso e che cosa può fare chi lo scopre
Nelle vendite nazionali europee risulta manomesso fra il 5 e il 12 per cento delle autovetture usate, e fra il 30 e il 50 per cento in quelle fra Stati diversi, per un danno stimato fra 5,6 e 9,6 miliardi di euro, secondo la stessa risoluzione del Parlamento europeo. Le percentuali arrivano da uno studio sulle misure di prevenzione, realizzato dal suo Servizio Ricerca nel novembre 2017. Sono cifre riferite al mercato europeo nel suo insieme, che è due o tre volte più grande di quello delle vetture nuove ed è il mercato di beni in cui i consumatori ripongono meno fiducia.
In Italia, secondo una rilevazione privata di carVertical, i veicoli manipolati sono il 2,7 per cento, con una riduzione media superiore a 41.500 chilometri e un prezzo di vendita più alto del 29,3 per cento rispetto al valore reale. Il contachilometri è protetto meno di altri componenti del veicolo, e riconfigurarlo dall’esterno è semplice. Chi compra una vettura manomessa paga poi manutenzioni più care del previsto, perché gli interventi arrivano in ritardo rispetto all’usura vera.
Chi scopre la manomissione contesta la truffa dell’articolo 640 del codice penale se il venditore conosceva il chilometraggio reale al momento della vendita, e la frode nell’esercizio del commercio dell’articolo 515 se lo ignorava. Prima di arrivare lì c’è però un riscontro che puoi fare in trattativa, con le carte che hai già in mano. Ordina le fatture per data e mettici in mezzo il certificato dell’ultima revisione: quella che lo precede deve riportare un numero più basso, quella che lo segue un numero più alto. Se una lettura scende passando da una carta alla seguente, quel punto va chiarito prima di parlare di prezzo. Esiste poi l’ipotesi legittima: quando il contachilometri viene sostituito o azzerato, la procedura sul Portale dell’Automobilista chiede una dichiarazione del proprietario, e sul certificato di revisione il chilometraggio compare come somma dei chilometri vecchi e di quelli nuovi.
Costruire il fascicolo da oggi, anche partendo da zero
Il fascicolo del veicolo che serve in trattativa sta in una cartellina con tre tipi di carta, e comincia dalla prossima fattura. Ci vanno le fatture degli interventi con data, targa e chilometri rilevati, i certificati di revisione e le ricevute dei ricambi comprati a parte. Conservare le prove d’acquisto per almeno 26 mesi, con la data e la descrizione del bene, è la raccomandazione del Ministero delle Imprese e del Made in Italy. Tagliandi, riparazioni e sostituzioni di componenti conservati per intero sono anche il modo più semplice per limitare la svalutazione, perché mostrano a chi guarda quanta cura ha ricevuto la vettura.
Quei 26 mesi hanno una ragione precisa, e riguardano i beni che compri: sui ricambi acquistati come beni la garanzia legale di conformità dura due anni dalla consegna, e l’azione per i difetti non dolosamente occultati si prescrive in ventisei mesi. Nel primo anno la legge sta dalla tua parte, perché un difetto che compare entro dodici mesi viene presunto esistente già alla consegna e tocca a chi ti ha venduto il pezzo dimostrare il contrario. Dal tredicesimo mese in poi l’onere si ribalta, e la carta che hai conservato smette di essere un dettaglio ordinato. L’intervento dell’officina sta su un piano diverso, e la fattura che lo certifica vale come prova del chilometraggio: è la riga che tiene il conto fra una revisione e l’altra.
Se sei tu a comprare, tieni presente un’ultima cosa: sull’usato venduto da un professionista la responsabilità può essere ridotta per accordo scritto fino a un minimo di dodici mesi, e copre soltanto i difetti che non derivano dal normale utilizzo del bene. Quando vendi, dal tuo lato del tavolo restano due carte che si tengono a vicenda, la serie storica del chilometraggio che il compratore legge da solo e le fatture che gliela confermano riga per riga. Il prezzo nasce dall’incontro fra le due. Guarda le ultime cinque fatture della tua officina: quante riportano i chilometri letti quel giorno?




