L’automobile ha emancipato le donne?

di Alba D'Alberto Commenta

Nella giornata dell’8 marzo, quando per gli speciali si vanno a cercare le donne che hanno fatto la storia, fanno capolino anche delle ragazze che all’epoca sono entrate nella storia dei motori e poi nella storia del femminismo. L’automobile, tradizionalmente riservata agli uomini, ha contribuito a sfatare qualche mito. Una delle donne che hanno fatto la storia del movimento femminista, almeno in Italia, è di certo Ernestina Prola che è la prima italiana ad entrare in possesso di una patente di guida conseguita proprio all’inizio del Novecento in un concatenarsi di eventi che rendo merito alle donne di tutto il mondo.

Se volessimo riassumere come sono andate le cose, dovremmo partire dal 9  giugno 1909 quando a New York una folla si raduna attorno ad una macchina sulla Broadway Avenu e su quella macchina si scorgono 4 donne con cappotti e cappelli saldati a mento. Tra queste c’era anche Alice Ramsey di 22 anni che dopo aver baciato suo marito si narra che con la manovella fece ripartire l’auto. Lei fu la prima donna a fare un viaggio coast to coast in America guidando per 3800 chilometri su strade non certo asfaltate.

Eppure Alice Ramsey arriva seconda. Perché nel 1907 in Val di Susa, si prende nota del nome di Ernestina Prola, la prima donna con la patente in Italia. Sono loro che insieme ma in due parti diverse del mondo, interpretando lo spirito del cambiamento sintetizzato dai movimenti femministi, sono riuscite ad utilizzare  l’auto, storicamente attribuita al sesso forte, per sfatare qualche mito intorno alle donne e al sesso debole in generale.

Oggi la donna guida con destrezza, riesce ad occuparsi agevolmente della manutenzione dell’auto e fa un uso assolutamente personale della vettura, stipandoci dentro qualsiasi cosa, trattando l’auto come fosse la sua borsa. Ma in fondo è anche questo il bello delle donne, o no?

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