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Gestione dei lubrificanti e longevità del motore: variabili tecniche e impatto ambientale

La durata operativa di un propulsore non dipende esclusivamente dalla sua qualità costruttiva, ma in misura determinante dalla gestione dei fluidi che ne regolano la termodinamica. Spesso declassato a semplice materiale di consumo, l’olio motore è a tutti gli effetti un componente strutturale progettato per operare in simbiosi con le tolleranze micrometriche degli organi meccanici. Una sua selezione errata, o una manutenzione approssimativa, compromette irreversibilmente l’efficienza del veicolo molto prima che si manifestino guasti evidenti.

longevità del motore
longevità del motore

Questa attenzione diventa ancora più critica in relazione al contesto geografico di utilizzo: le variazioni termiche esterne incidono profondamente sulla viscosità del fluido nelle fasi di avviamento. Chi opera in territori esposti a venti gelidi e repentini cali di temperatura, come ad esempio chi si trova a selezionare oli lubrificanti a Trieste, è ben consapevole che la capacità del fluido di entrare in circolo immediatamente, anche sottozero, è l’unico fattore che separa un avviamento sicuro da un’usura precoce delle bronzine.

La viscosità e la sfida climatica

Il parametro fondamentale che regola l’efficacia di un lubrificante è la viscosità, ovvero la resistenza del fluido allo scorrimento, che varia in modo significativo al variare della temperatura. La classificazione SAE (Society of Automotive Engineers), che vediamo riportata sulle etichette con sigle come 5W-30 o 0W-20, indica proprio il comportamento dell’olio in due estremi termici. Il numero seguito dalla “W” (Winter) descrive la fluidità a freddo: più è basso, più l’olio sarà in grado di circolare rapidamente nel circuito di lubrificazione anche con temperature sotto lo zero.

Questo aspetto è vitale perché la maggior parte dell’usura motore avviene nei primi istanti dopo l’accensione, quando l’olio è ancora in coppa e non ha raggiunto la parte alta della testata. Al contrario, il secondo numero indica la viscosità a caldo (100°C), necessaria per garantire che il velo d’olio non si rompa sotto lo stress termico e meccanico di un motore a regime, specialmente durante i mesi estivi o sotto sforzo prolungato.

L’evoluzione tecnologica dei propulsori moderni

La necessità di utilizzare lubrificanti sempre più specifici e performanti è dettata dall’evoluzione stessa dell’ingegneria motoristica. I moderni propulsori, seguendo la logica del downsizing, sono diventati piccoli e leggeri ma molto potenti, lavorando a pressioni e temperature interne decisamente più elevate. Inoltre, la presenza quasi ubiquitaria dei turbocompressori impone requisiti severissimi: l’alberino della turbina ruota a velocità elevatissime e raggiunge temperature che possono carbonizzare un olio di bassa qualità, creando depositi solidi che potrebbero portare alla rottura del componente.

A ciò si aggiunge la complessità dei sistemi di post-trattamento dei gas di scarico, come i filtri antiparticolato (DPF o FAP). Questi dispositivi richiedono l’uso di lubrificanti con specificheLow SAPS“, ovvero a basso contenuto di ceneri solfatate, fosforo e zolfo. Utilizzare un olio non conforme in un’auto moderna non significa solo rischiare danni meccanici, ma intasare i filtri di scarico, con costi di riparazione elevati.

Degrado chimico e strategia manutentiva

Considerare il lubrificante come un elemento inalterabile è un errore concettuale costoso. Durante l’esercizio, l’olio subisce un progressivo decadimento delle sue proprietà chimico-fisiche: l’ossidazione, la contaminazione da residui carboniosi e la diluizione da carburante ne riducono drasticamente il potere protettivo. Particolare attenzione merita l’uso prevalentemente urbano del veicolo, caratterizzato da tragitti brevi e frequenti spegnimenti (stop and go): in queste condizioni, il motore non raggiunge quasi mai la temperatura ideale per far evaporare condense e residui acidi, accelerando la formazione di morchie che ostruiscono i condotti.

Anticipare il cambio olio rispetto alle scadenze massime previste non è quindi un eccesso di zelo, ma una strategia di asset management necessaria per garantire che il motore mantenga le sue prestazioni nominali nel tempo, proteggendo l’investimento sostenuto per l’acquisto del mezzo.