I problemi della Ferrari spiegati da Marchionne

di Alba D'Alberto Commenta

Sergio Marchionne ha spiegato che la vera rivoluzione automobilistica nasce a casa nostra, che dovevano cambiare ma non è stato fatto e ora c’è pochissimo tempo per recuperare perché bisogna investire nella protezione di quello che è un autentico tesoro italiano. 

Marchionne è convinto che l’automobilismo italiano possa tornare ad essere vincente e anche se adesso sembra che sulla Ferrari si sia abbattuta una maledizione, bisogna comunque pensare ai successi già ottenuti. In particolare Marchionne si vanta di aver aggiustato la FIAT e di aver riportato in auge la Chrysler. Allo stesso modo, secondo il manager, anche la Ferrari tornerà a vincere. Una specie di promessa da parte del presidente del Cavallino che sa di non poter trattenere a lungo campioni del calibro di Vettel senza dargli la possibilità di vincere. Scrive il Corriere della Sera:

Gerarchia più snella. Da una vita alla Ferrari, Binotto è apprezzato da Marchionne per le sue doti di organizzatore, uomo capace di condividere le decisioni, quelle sue, e di imporle senza strappi ai suoi collaboratori: insomma bravo a far lavorare insieme gli uomini. La gerarchia d’ora in avanti sarà più snella, la piramide verrà demolita, in alto ovviamente Marchionne, a seguire Arrivabene, il team principal, Binotto, il direttore tecnico, alla guida dell’Orchestra Rossa, fatta di aerodinamici, veicolisti, motoristi. La piramide una architettura che non piace a Marchionne. «La più grossa sciocchezza che a volte si dice di me è quella che io sia un accentratore. Macché. A me piacevivere in un mondo di potere disperso».

Insomma, l’idea è quella di andare ancora a caccia di talenti privilegiando la scelta di ingegneri importanti, disponibili a credere nel progetto Ferrari.

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