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Alonso critica la F1, ma non fa altro dall’inizio della stagione

Fino a questo momento di Alonso abbiamo sentito parlare in molte occasioni tranne che in quelle che speravamo, ovvero non ne abbiamo sentito parlare per i suoi meriti sportivi, per la sua velocità, per la sua performance in pista. Anzi. Eppure lui non si esime mai dal commentare e criticare la Formula 1 di cui fa parte. Per quale motivo?

La formula 1 è cambiata, non lo mettiamo in dubbio e si è giocato – c’è chi dice un po’ troppo – con il regolamento al fine di garantire sempre lo spettacolo. Un’esigenza che oggi, con il calo di affezionatissimi della F1, sembra ancora più importante.

Alonso che dall’inizio della stagione è “non pervenuto”, non digerisce i cambiamenti della F1. Forse perché resta al margine della competizione mentre prima dell’incidente su di lui si erano create numerose aspettative. Fatto sta che Alonso, insieme a Button, Raikkonen e Massa, forma un quartetto di piloti di una generazione passata.

Loro che hanno usato i V10 aspirati per poi passare al V8, che hanno subito più che vissuto la fase aerodinamica della F1, la fase ibrida e la strenua ricerca dei ritrovati tecnologici, adesso ne hanno abbastanza delle modifiche perché in fin dei conti si è perso un ingrediente fondamentale della F1: la velocità.

Rispetto ai primi anni della mia carriera le auto sono diverse, più lente, più pesanti. In Cina il ritmo di gara è stato di 1 minuto e 43 secondi, nel 2004 era di 1’33”, esattamente dieci secondi di differenza. Quando vai tanto più piano, le sensazioni sono molto diverse. Per noi piloti non è facile assistere a tanti cambiamenti. Il pubblico si allontana, ma la nostra opinione è sovrastata dal business, contiamo poco.

In pratica lui continua soltanto perchè vince ancora chi è più veloce e c’è sempre speranza di rientrare in corsa.

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