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La Trabant, un’auto da sogno o da nostalgici?

La Trabant oggi non è un’auto da sogno, se non per i collezionisti e per chi è abituato a vivere l’avventura ogni giorno. La Trabant, però, è certamente un’auto che ha saputo interpretare un’epoca storica, quella in cui la Germania era divisa. Vederla, vuol dire pensare proprio a quel periodo. 

La Trabant ricorda un’epoca storica. È assimilata alla Germania dell’Est, al Paese in cui aveva sede la Sachsenring, la casa automobilistica che la produceva. I punti di forza della vettura in questione erano (e sono per chi riesce ancora ad aggiudicarsene una a buon mercato) la leggerezza e il fatto di essere compatta, ideale per ospitare 4 adulti con i loro bagagli.

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Forse ha sempre avuto nel suo DNA la predisposizione al viaggio e all’avventura. Se poi si vanno a considerare prestazioni e dettagli tecnici, però, l’entusiasmo potrebbe diminuire. Oggi siamo abituati a vetture scattanti, dal rifornimento facile, automatico e a tratti costoso. La Trabant invece è un’auto con motore a due tempi, in grado di sviluppare più fumi che potenza. Lo sanno tutti.

Storicamente è stata introdotta nel 1957 ed è rimasta in circolazione fino al 1989. Al momento della caduta del Muro di Berlino ce n’erano 3 milioni in circolazione che divennero 3,7 milioni nel 1991. Il primo modello in assoluto è stata la Trabant P50 o Trabant 500. Poi ci fu la Trabant 600 e poi ancora la 601. Negli anni Novanta fu introdotta la variante Trabant 1.1 con motore Volkwagen.

Il motore è un bicilindrico da 600 cc a due tempi che sviluppa una potenza non invidiabile di 26 cv e raggiunge i 100 chilometri orari da ferma in 21 secondi, raggiungendo una velocità massima di 112 chilometri orari, prima di stramazzare. Come tutti i due tempi si alimenta con una miscela di olio e benzina. Insomma un’auto da sogno per i collezionisti, da nostalgici per i tedeschi, d’avventura per tutti gli altri, come i protagonisti del progetto Trabante Trabante.

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